venerdì 4 gennaio 2019

LAS TORRES DE TUBINGA/LE TORRI DI TUBINGA

de/di Santos Domínguez Ramos
(trad. Marcela Filippi)
Con Hölderlin
No ha llegado la noche, pero yo ya la veo.
Como un pájaro negro, se ha posado en las torres.
No es el ave que vuela por las cumbres del bosque
ni viaja por sus alas el rumor de las fuentes.
Es un vuelo de sombra que borrará los días
como se ha ido borrando mi perfil devastado.
Yo soy, como esa sombra la sombra de una alondra.
Miro asombrado el mundo esta tarde sin niebla
que apaga mi mirada y oigo el dulce goteo
de la luz en las horas.
Muy Reverendo Padre,
ya sé que en la colina agoniza la garza
y una lenta granada apura su fulgor.
Miro por la ventana el último paisaje.
Esta luz que declina detrás de los tejados,
el humo vegetal de juncos y raíces
a la orilla del Neckar, por los bosques sagrados
de Diotima y los cisnes y los dioses mortíferos.
A lo lejos las islas, las barcas en la orilla,
las madres de los héroes, los ríos subterráneos,
los templos y las puertas de Corinto y Tubinga
y el mar y los caballos por el tiempo dorado
como el sauce y el agua por la tiniebla verde.
Ah, la sombra, la danza, el címbalo del viento
en la montaña, el viento por las jóvenes yeguas.
Pero yo, Scardanelli, humildemente oscuro,
apenas deletreo su alfabeto de vida.
No ha llegado la noche, pero sé que es la última.
Ya el cristal me regala su frágil transaparencia.
Santidad, permitidme que contemple en silencio
posarse la alta noche en las torres sin sueño.

Non è arrivata la notte, ma io già la vedo.
Come un uccello nero, si è posata sulle torri.
Non è l'uccello che vola sulle cime del bosco
né tanto meno viaggia tra le sue ali il rumore delle fonti .
È un volo d'ombra che cancellerà i giorni
così come si è andato cancellando il mio profilo devastato.
Io sono come quell'ombra l'ombra di un'allodola.
Guardo stupito il mondo questa sera senza nebbia
che spegne il mio sguardo e sento il dolce stillare
della luce nelle ore.
Reverendissimo Padre,
so già che sulla collina agonizza l'airone
e una lenta granata affretta il suo fulgore.
Guardo dalla finestra l'ultimo paesaggio.
Questa luce che declina dietro i tetti,
il fumo vegetale di giunchi e radici
sulla riva del Neckar, nei boschi sacri
di Diotima dei cigni e degli dei mortali.
In lontananza le isole, le barche sulla riva,
le madri degli eroi, i fiumi sotterranei,
i templi e le porte di Corinto e Tubinga
e il mare e i cavalli attraverso il tempo dorato
così come il salice e l'acqua nella tenebra verde.
Ah, l'ombra, la danza, il cembalo del vento
sulla montagna, il vento sulle giovani giumente.
Ma io, Scardanelli, umilmente oscuro,
a malapena scandisco il suo alfabeto di vita.
Non è arrivata la notte, ma so che è l'ultima.
Il cristallo mi regala ormai la sua fragile trasparenza.
Santità, permettetemi di contemplare in silenzio
il posarsi dell'alta notte sulle torri senza sonno.
(del libro “Las provincias del frío”)

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