martedì 19 maggio 2026

A LA ENTRADA DEL TEMPLO/SULLA SOGLIA DEL TEMPIO

de/di Javier Mateo Hidalgo
(trad. Marcela Filippi)

A la entrada del templo
surge, sobre la puerta, un extraño alfabeto
de letras románicas horadadas.
Tienen rimas, forman versos,
verdades hechas en piedra.

Son sus monosílabos
traducciones de lo absoluto.
Síntesis de verdades que impresionan
aún, con el paso de los siglos:
“Dios”, “Ya”, “Fin”, “No”.
Sagradas, restrictivas, condenatorias.
Nos recuerdan nuestra
pequeñez
y finitud.
Niños atemorizados, leyéndolas,
volvemos a ser.



Sulla soglia del tempio,
appare sopra la porta, uno strano alfabeto
di lettere romaniche scolpite.
Creano rime, formano versi,
verità fatte di pietra.

I loro monosillabi sono
traduzioni dell'assoluto.
Sintesi di verità che colpiscono
ancora attraverso i secoli:
"Dio", "Già", "Fine", "No".
Sacre, restrittive, condannatorie.
Ci ricordano la nostra
piccolezza
e finitezza.
Bambini spaventati, leggendole,
torniamo a essere.

(De Arquitectura del sueño. Huerga & Fierro, 2024)

 

UNA CARTA/UNA LETTERA

de/di Clara Janés
(trad. Marcela Filippi)
                                                        a Gaetano Chiappini
Las palabras escapan como un río
por la llanura de la página.
Apenas esbozadas
recorren ya otros paisajes,
y otras imágenes caen en su seno
de movedizos reflejos
que solo en lo virtual
se nos ofrecen.
En la caverna de la infancia
seguimos aterrados
porque la sombra del agua
no es ni siquiera soporte
de los visos flotantes
de los conceptos.
Perpetua es nuestra ignorancia.
Perpetua la incompletitud.
Perpetuo nuestro anhelo
de rebasar la fuga.



                                               a Gaetano Chiappini
Le parole scivolano via come un fiume
lungo la pianura della pagina.
Appena abbozzate,
già percorrono altri paesaggi,
e altre immagini cadono nel loro grembo
di instabili riflessi 
che soltanto nel virtuale
si mostrano a noi.
Nella caverna dell'infanzia,
continuiamo a tremare
perché l'ombra dell'acqua
non è nemmeno sostegno
ai cangianti riflessi
dei pensieri.
Perpetua è la nostra ignoranza.
Perpetua è l'incompletezza.
Perpetuo è il nostro anelito
di valicare la fuga.


                                  (De Resonancias. Catedra, Letras Hispánicas, 2022)

SI AQUEL AMOR CRECIÓ TANTO/SE QUELL'AMORE È CRESCIUTO COSÌ TANTO

de/di Víctor Jiménez
(trad. Marcela Filippi)

Si aquel amor creció tanto,
no fue por lo que vivimos.
Fue más por lo que soñamos.

Me encuentro, a veces, su foto.
Y me digo, sin dolor,
que ya es nadie quien fue todo.

A ver quién me explica esto:
que ya no quiera ni verla,
pero la busque en mis sueños.



Se quell'amore è cresciuto così tanto,
non è stato per ciò che abbiamo vissuto.
Fu piuttosto per ciò che abbiamo sognato.

Mi capita a volte la sua foto.
E mi dico, senza dolore,
che è ormai nessuno chi un tempo fu tutto.

Chissà chi saprà spiegarmi questo:
che io non voglia nemmeno più vederla,
eppure la cerchi ancora nei miei sogni.


(De El agua de las piedras. Antología 1984-2022. Valparaíso Ediciones)

mercoledì 13 maggio 2026

ESA LÁGRIMA/QUELLA LACRIMA

de/di Isabel Fernández Bernaldo de Quirós
(trad. Marcela Filippi)

Esa lágrima
que dice ser
latido feliz
partícula de aire
velo de lluvia
golpe de luz

Finge

Finge en el frágil lecho de sus ojos.
El desamparo y la tristeza
allí dormitan.

¿Lágrima ebria de sí?



Quella lacrima
che dice di essere
palpito felice
particella d'aria
velo di pioggia
colpo di luce

Finge

Finge nel fragile letto dei suoi occhi.
Desolazione e tristezza
lì si assopiscono.

Lacrima ebbra di sé?


                 (De Una mujer a contraluz. Ondina Ediciones, 2026)

LAS VEO CAMINAR/ LE VEDO CAMMINARE

de/di Isabel Marina
(trad. Marcela Filippi)

Las veo caminar,
a la salida del museo,
a sus veinte años,
riendo, charlando,
tan llenas de luz,
tan hermosas.

Cuánta ternura me inspiran
las hijas que no he tenido.


Le vedo camminare,
all'uscita del museo,
nei loro vent'anni,
ridendo, chiacchierando,
così piene di luce,
così belle.

Quanta tenerezza mi ispirano
le figlie che non ho mai avuto.


                       (De Mujer frente al espejo. El sastre de Apollinaire, 2026)

lunedì 11 maggio 2026

TARDE CLARA EN BIZERTA/SERA LUMINOSA A BISERTA

de/di Federico Gallego Ripoll
(trad. Marcela Filippi)

Alga sí, espuma mínima,
el niño por la playa.

Como el mapa del mundo,
me tiembla tu cuerpo por llegar;
y trazo líneas, todos
los viajes futuros, las costas
donde recalaré oteando horizontes
en tus colores siempre por abrir.

Hoy
no me inhibe el miedo; hoy
saben mis dedos modelar arcilla,
hacer panes de luz,
dulces meriendas
mientras te espero.


Alga, sì, minima schiuma,
il bambino sulla spiaggia.

Come la mappa del mondo,
mi trema il corpo mentre ti aspetto;
e traccio linee, tutti
i viaggi futuri, le coste
dove mi radicherò, scrutando orizzonti
nei tuoi colori ancora da scoprire.

Oggi
non mi inibisce la paura; oggi
le mie dita sanno modellare l'argilla,
impastare pani di luce,
dolci merende
mentre ti aspetto.


(De Las travesías. VI Premio de Poesía Juana Castro. Editoral Renacimiento, 2020)

FRAGMENTO 4/FRAMMENTO 4

de/di Alejandro Céspedes
(trad. Marcela Filippi)

Todo cristal ansía
dividir lo que existe en dos mitades,
pero el vidrio se rompe y el vacío
reclama la succión de ese agujero.

Ahora el mundo se ve con desconfianza,
aquello que está delante
es siempre un territorio inalcanzable.
Hoy en todo se ve su incertidumbre,
son caminos idénticos el que va y el que vuelve.
Ir                o            venir
es solo la ilusión del caminante.
Y mientras decidimos el destino,
más que la soledad duele el silencio
porque se nutre de él lo que dejamos.

La vida nos desgarra con su hediondo colmillo
—el mismo que el sol usa para alumbrar a veces—
y allí quedas perdido en un espejo
en donde lo imborrable anhela ser tachado
para volver a ser impredecible, pero...
disponerse a borrar en un espejo
se convierte en tarea inacabable.

Se nos rompe el cristal
y únicamente queda lamentarse.

En esta idolatría del fragmento
allí sigues perdido ante ti mismo,
viendo las explosiones
alumbrar todo aquello que se apaga,
con la vida entreabierta,
arrancándote esquirlas de los ojos cerrados.

«Llevo el fragmento en la sangre».


Ogni cristallo ambisce
a dividere ciò che esiste in due metà,
ma il vetro si rompe e il vuoto
invoca l'aspirazione di quella ferita.

Ora si guarda il mondo con diffidenza,
ciò che sta davanti
è sempre un territorio irraggiungibile.
Oggi in tutto si legge la sua incertezza,
sono vie identiche l'andare e il tornare.
Andare         o         venire
è solo l’illusione del viandante.
E mentre decidiamo il destino,
più della solitudine duole il silenzio,
perché di esso si nutre ciò che lasciamo.

La vita ci sbrana con la sua fetida zanna 
—la stessa che il sole usa a volte per illuminare—
e lì rimani perduto in uno specchio
dove ciò che è indelebile brama d'essere infine cancellato 
per tornare a essere imprevedibile, ma...
predisporsi a cancellare in uno specchio
diviene un compito interminabile.

ll cristallo si rompe,
e non resta che il lamento.

In questa idolatria del frammento,
lì continui a rimanere smarrito davanti a te stesso,
guardando le esplosioni
illuminare tutto ciò che si spegne,
con la vita in bilico,
strappandoti schegge dagli occhi serrati.

«Porto il frammento nel mio sangue».

                             (De Taller de relojería. Editorial Averso, Granada 2025)