de/di Carlos Alcorta
(trad. Marcela Filippi)
No me gusta la palabra cadáver.
Suena hueca y aunque aluda a un cuerpo
cuyo rostro está moldeado
con una mueca eterna y cuyos ojos
inquisitivos bajo los párpados
cerrados ya no te observen,
me trasmite una sensación
de irreversibilidad desconcertante,
quizá asumible cuando es un muerto distante,
pero no cuando se trata de un familiar directo
o de un ser querido.
No me gusta la palabra cadáver.
Huele a leche agria, tiene un brillo pálido
como el de las imágenes que portan
los costaleros en las procesiones
o la que vulgarizan los rostros virginales
en una tienda de muñecas
de porcelana.
No me gusta la palabra cadáver.
Su tilde goteante entumece los labios,
no como la palabra amor,
que se hace agua en la boca al pronunciarla.
Antes, para mí, los muertos carecían
de solidez, no eran discernibles
como lo son las montañas o los árboles,
eran tal vez la mezcla de alguien que vivió
en nuestro propio vecindario
con algún héroe mitificado
en un lejano pasaje de la historia.
Pero el hombre que está ahí, sentado
en el sillón de siempre, con la manta
escocesa cubriéndole hasta los hombros
es mi padre y sigue siendo un hombre,
aunque lo que constituyó su esencia
se halla diluido en el desierto
de la noche y su mente esté desfigurada
por la certeza de la muerte;
aunque esté sordo y parezca satisfecho
y sus miembros se encuentren ya rígidos del todo
o no vuelva hacia mí su rostro
como hacía al oírme abrir la puerta,
cuando me acerco.
Dice un sabio chino
que solo un corazón viajero
es capaz de sentir dolor,
sin embargo yo, un terco sedentario
que con su marcha pierde las raíces
como un árbol injertado, me siento inconsolable,
un exiliado sin cuna ni patria,
mientras en el cuarto se desplaza la luz,
solo atenta a su propio horario, a sus razones.
No padecen los sentimientos
rigor mortis, son hojas de papel convertidas
en ceniza que se precipitan
al frío suelo de la habitación
y se adhieren igual que el musgo o las telarañas
a mi piel, a mi alma, y mantienen vivo
el recuerdo. Así ocurrirá cada
vez que traspase el umbral
en el futuro, como hoy, uno de mayo,
día en el que hubiera cumplido ochenta y cuatro.
Uno se decanta por no hacerse
muchas preguntas para preservar
su salud mental o por egoísmo.
Más que condolencias, o que ensalcen
entre salmos y oraciones sin alma
la gran persona que era, necesito
aceptar la realidad, vivirla
sabiendo que no volveré a verle.
En el espacio que antes ocupaba
reina ahora el vacío, pero solo de forma
física, porque él está presente en todos
mis actos, mientras cumplo con mis obligaciones
como un autómata o cuando imagino
que hay otra vida más allá de la muerte.
Ahora su poder incluso es más grande
que antes. Puede lograr que giren las agujas
del reloj en sentido contrario, que mejoren
las relaciones familiares, que echemos tierra
sobre aquellos recuerdos que nos culpabilizan
o, desde donde quiera que esté, dar
muestras de que sigue velando nuestros
sueños. Sí, es difícil de explicar,
pero la mente consciente jamás
podrá entender—pese al conocimiento
que ofrece la experiencia—
cuán obsesiva y tenaz es la fuerza
de la sangre si nace del insomnio.
Non mi piace la parola cadavere.
Suona vuota e benché alluda a un corpo
il cui volto è modellato
in una smorfia eterna e i cui occhi
inquisitori sotto le palpebre
chiuse ormai non ti osservano più,
mi trasmette una sensazione
di irreversibilità sconcertante,
Suona vuota e benché alluda a un corpo
il cui volto è modellato
in una smorfia eterna e i cui occhi
inquisitori sotto le palpebre
chiuse ormai non ti osservano più,
mi trasmette una sensazione
di irreversibilità sconcertante,
cosa accettabile per un morto distante,
ma non se riguarda un familiare stretto,
non se colpisce una persona cara.
ma non se riguarda un familiare stretto,
non se colpisce una persona cara.
Non mi piace la parola cadavere.
Sa di latte acre, ha un riflesso pallido
come quello delle immagini che recano
i portatori nelle processioni
o quella che involgarisce i volti verginali
in un negozio di bambole
di porcellana.
Sa di latte acre, ha un riflesso pallido
come quello delle immagini che recano
i portatori nelle processioni
o quella che involgarisce i volti verginali
in un negozio di bambole
di porcellana.
Non mi piace la parola cadavere.
Il suo accento che gocciola intorpidisce le labbra,
non come la parola amore,
che si scioglie in bocca al pronunciarla.
Prima, per me, i morti non avevano
consistenza, non erano distinguibili
come lo sono le montagne o gli alberi,
erano un impasto incerto di qualcuno che era vissuto
nel nostro stesso quartiere
con qualche eroe mitizzato
in un remoto passaggio di storia.
Il suo accento che gocciola intorpidisce le labbra,
non come la parola amore,
che si scioglie in bocca al pronunciarla.
Prima, per me, i morti non avevano
consistenza, non erano distinguibili
come lo sono le montagne o gli alberi,
erano un impasto incerto di qualcuno che era vissuto
nel nostro stesso quartiere
con qualche eroe mitizzato
in un remoto passaggio di storia.
Ma l'uomo che sta lì, seduto
sulla solita poltrona, con la coperta
scozzese che lo avvolge fino alle spalle
è mio padre e continua a essere un uomo,
anche se ciò che ne compose l'essenza
si è diluito nel deserto
della notte e la sua mente è sfigurata
dalla certezza della morte;
anche se è sordo e sembra soddisfatto
e le sue membra sono ormai del tutto rigide
o non volge più verso di me il suo volto
come faceva sentendomi aprire la porta,
al mio avvicinarmi.
Dice un saggio cinese
che soltanto un cuore che viaggia molto
conosce il vero strazio del dolore,
eppure io, un ostinato sedentario
che nel partire perderei le radici
come un albero innestato, mi sento inconsolabile,
un esule senza culla né patria,
mentre nella stanza si muove la luce,
attenta unicamente al proprio orario, alle sue ragioni.
sulla solita poltrona, con la coperta
scozzese che lo avvolge fino alle spalle
è mio padre e continua a essere un uomo,
anche se ciò che ne compose l'essenza
si è diluito nel deserto
della notte e la sua mente è sfigurata
dalla certezza della morte;
anche se è sordo e sembra soddisfatto
e le sue membra sono ormai del tutto rigide
o non volge più verso di me il suo volto
come faceva sentendomi aprire la porta,
al mio avvicinarmi.
Dice un saggio cinese
che soltanto un cuore che viaggia molto
conosce il vero strazio del dolore,
eppure io, un ostinato sedentario
che nel partire perderei le radici
come un albero innestato, mi sento inconsolabile,
un esule senza culla né patria,
mentre nella stanza si muove la luce,
attenta unicamente al proprio orario, alle sue ragioni.
Non soffrono i sentimenti
di rigor mortis, sono fogli di carta trasformati
in cenere che precipitano
sul pavimento freddo della stanza
e aderiscono come il muschio o ragnatele
alla mia pelle, alla mia anima, e mantengono vivo
il ricordo. Così accadrà ogni
volta che varcherò la soglia
in futuro, come oggi, primo maggio,
giorno in cui avrebbe compiuto ottantaquattro anni.
di rigor mortis, sono fogli di carta trasformati
in cenere che precipitano
sul pavimento freddo della stanza
e aderiscono come il muschio o ragnatele
alla mia pelle, alla mia anima, e mantengono vivo
il ricordo. Così accadrà ogni
volta che varcherò la soglia
in futuro, come oggi, primo maggio,
giorno in cui avrebbe compiuto ottantaquattro anni.
Si sceglie di non farsi
troppe domande per preservare
la salute mentale o per egoismo.
troppe domande per preservare
la salute mentale o per egoismo.
Più che le condoglianze, o che si lodi
tra salmi e preghiere senz'anima
la grande persona che è stato, ho bisogno
di accettare la realtà, di viverla
sapendo che non lo rivedrò più.
Nello spazio che prima occupava
regna ora il vuoto, ma solo in modo
fisico, perché lui è presente in ogni
mia azione, mentre compio i miei doveri
come un automa o quando immagino
che ci sia un'altra vita oltre la morte.
Ora il suo potere è persino più grande
di prima. Può far girare le lancette
dell'orologio in senso contrario, far migliorare
i rapporti familiari, farci gettare terra
su quei ricordi che ci colpevolizzano
o, da qualunque posto si trovi, dare
prova che continua a vegliare sui nostri
sonni. Sì, è difficile da spiegare,
ma la mente cosciente non
potrà mai comprendere — nonostante la conoscenza
offertaci dall'esperienza —
quanto ossessiva e tenace sia la forza
del sangue se nasce dall'insonnia.
tra salmi e preghiere senz'anima
la grande persona che è stato, ho bisogno
di accettare la realtà, di viverla
sapendo che non lo rivedrò più.
Nello spazio che prima occupava
regna ora il vuoto, ma solo in modo
fisico, perché lui è presente in ogni
mia azione, mentre compio i miei doveri
come un automa o quando immagino
che ci sia un'altra vita oltre la morte.
Ora il suo potere è persino più grande
di prima. Può far girare le lancette
dell'orologio in senso contrario, far migliorare
i rapporti familiari, farci gettare terra
su quei ricordi che ci colpevolizzano
o, da qualunque posto si trovi, dare
prova che continua a vegliare sui nostri
sonni. Sì, è difficile da spiegare,
ma la mente cosciente non
potrà mai comprendere — nonostante la conoscenza
offertaci dall'esperienza —
quanto ossessiva e tenace sia la forza
del sangue se nasce dall'insonnia.
(De Aflicción y equilibrio. Calambur Poesía, 2020)