giovedì 5 novembre 2026

LLUVIA ÁCIDA/PIOGGIA ACIDA

de/di Ana Montojo
(trad. Marcela Filippi)

El dolor que me invade ha borrado el pasado
−ya no sé si algún día, si algún año,
si tan solo un instante fui feliz en mi vida,
todo ha quedado envuelto en esta niebla,
en esta nube negra, en este miedo−
y ha borrado el futuro,
los sueños y los planes, los amores,
los versos y las luces 
del sol cuando se marcha, 
la belleza, el aroma de las jaras,
la música que amé y ha enmudecido;
y es que todo lo bello se ha disuelto
en esta lluvia ácida que sin piedad rocía
desde el amanecer hasta el ocaso.

Me he vuelto ruin, mezquina, aborrecible,
me irrita la alegría de la gente,
no puedo celebrar todo lo bueno
que les ocurre a otros, siempre a otros,
para mí se reserva la tristeza,
el monstruo del dolor descomunal,
el dolor que desborda el cauce de mis lágrimas.

No hay palabras que puedan consolarme,
todas se quedan cortas o muy lejos
del siniestro demonio que me habita;
algunas −sin querer, naturalmente−
a veces echan sal sobre la herida.

Hoy he visto llorar a una muchacha.
Lloraba por un gol que habían metido
a su equipo del alma y le dolía.
Me ha provocado envidia y he pensado
que ya se enterará cuando el dolor,
el dolor de verdad llame a su puerta.

Y es que, mi amor, la vida
sigue adelante ajena a todo esto
nada para el programa establecido
por más que tú y que yo
no formemos ya parte de este mundo.  


Il dolore che mi invade ha cancellato il passato
− ormai non so più se un giorno, se un anno,
se anche solo un istante sono stata felice in vita mia,
tutto è rimasto avvolto in questa nebbia,
in questa nube nera, in questa paura −
e ha cancellato il futuro,
i sogni e i progetti, gli amori,
i versi e le luci
del sole quando va via,
la bellezza, il profumo dei cisti,
la musica che ho amato e che si è fatta silenzio;
il fatto è che tutto ciò che è bello si è dissolto
in questa pioggia acida che senza pietà flagella
dall'alba fino al tramonto.

Sono diventata meschina, povera, detestabile,
mi irrita l'allegria della gente,
non riesco a festeggiare tutto il bene
che capita agli altri, sempre agli altri,
per me è stata riservata la tristezza,
il mostro del dolore smisurato,
il dolore che tracima dal solco delle mie lacrime.

Non ci sono parole che possano consolarmi,
tutte restano inutili o troppo lontane
dal sinistro demone che mi abita;
alcune − senza volerlo, naturalmente −
a volte gettano sale sulla ferita.

Oggi ho visto piangere una ragazza.
Piangeva per un gol che avevano segnato
alla sua squadra del cuore, e le faceva male.
Mi ha provocato invidia e ho pensato
che capirà, un giorno, quando il dolore,
il dolore vero busserà alla sua porta.

Il fatto è che, amore mio, la vita
va avanti estranea a tutto questo,
nulla ferma il programma stabilito
per quanto tu ed io
non facciamo più parte di questo mondo.

                                              (De El grito de Janis Joplin. Liber Factory, Madrid 2025)