de/di Alejandro Céspedes
(trad. Marcela Filippi)
Todo silencio de la forma sólo escapa a la impostura por un mutismo
completo.
ROLAND BARTHES14En los presagios de las cosas rotas,
en ese planear, flotando sin esfuerzo,
en el total vacío, a la intemperie,
¿cuánto de lo que vemos o pensamos
se arrastra a la escritura?
¿Qué queda en el poema de aquello que fue idea?Las páginas en blanco son como la metáfora inconclusa
de una construcción abandonada
dentro de un universo en construcción.
Solo la intuición del buen poeta
sabe reconocer cuál es el último
escalón al que puede encaramarse
sin caer por el hueco de su propia escalera.El texto nos sumerge en lo desconocido
solo de vez en cuando. Solo de vez en cuando
concentrarse en el caos, observarlo de cerca.Contra la poesía del orballo
¿la escritura del diluvio o el consejo del silencio?No debe ser el poema
un charco donde mancharse,
sino un mar en el que ahogarse.
Seguimos chapoteando.
Ogni silenzio della forma sfugge all’impostura solo attraverso un mutismo completo.
ROLAND BARTHES
ROLAND BARTHES
Nei presagi delle cose infrante,
in quel librarsi, fluttuando senza sforzo,
nel vuoto assoluto, alle intemperie,
quanto di ciò che vediamo o pensiamo
serpeggia dentro la scrittura?
Cosa resta nella poesia di quel che è stato idea?
in quel librarsi, fluttuando senza sforzo,
nel vuoto assoluto, alle intemperie,
quanto di ciò che vediamo o pensiamo
serpeggia dentro la scrittura?
Cosa resta nella poesia di quel che è stato idea?
Le pagine in bianco sono come la metafora incompiuta
di una costruzione abbandonata
dentro un universo in costruzione.
Solo l’intuizione del buon poeta
sa riconoscere qual è l'ultimo
gradino su cui potersi arrampicare
senza cadere nel vuoto della propria scala.
Il testo ci inabissa nell’inviolato
soltanto di tanto in tanto. Soltanto di tanto in tanto
concentrarsi nel caos, osservarlo da vicino.
Contro la poesia velo d'acqua,
la scrittura del diluvio o il suggerimento del silenzio?
Non deve essere la poesia
una pozza in cui macchiarsi,
bensì un mare in cui annegare.
Continuiamo a sguazzare.
(De El lenguaje de las cosas mudas. VII Premio de poesía Centrifugados/Pueblo de San Gil. Liliputienses)