de/di Javier Mateo Hidalgo
(trad. Marcela Filippi)
A la entrada del templo
surge, sobre la puerta, un extraño alfabeto
de letras románicas horadadas.
Tienen rimas, forman versos,
verdades hechas en piedra.
Son sus monosílabos
traducciones de lo absoluto.
Síntesis de verdades que impresionan
aún, con el paso de los siglos:
“Dios”, “Ya”, “Fin”, “No”.
Sagradas, restrictivas, condenatorias.
Nos recuerdan nuestra
pequeñez
y finitud.
Niños atemorizados, leyéndolas,
volvemos a ser.
Sulla soglia del tempio,
appare sopra la porta, uno strano alfabeto
di lettere romaniche scolpite.
Creano rime, formano versi,
verità fatte di pietra.
I loro monosillabi sono
traduzioni dell'assoluto.
Sintesi di verità che colpiscono
ancora attraverso i secoli:
"Dio", "Già", "Fine", "No".
Sacre, restrittive, condannatorie.
Ci ricordano la nostra
piccolezza
e finitezza.
Bambini spaventati, leggendole,
torniamo a essere.
(De Arquitectura del sueño. Huerga & Fierro, 2024)
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