domenica 17 luglio 2022

AL DESPERTAR/AL RISVEGLIO

de/di Fina García Marruz
(trad. Marcela Filippi)

Al despertar
uno se vuelve
al que era
al que tiene
el nombre con que nos llaman,
al despertar
uno se vuelve
seguro,
sin pérdida,
al uno mismo
al uno solo
recordando
lo que olvidan
el tigre
la paloma
en su dulce despertar.


Al risveglio
ognuno ritorna
colui che era
colui che ha
il nome con cui ci chiamano,
al risveglio
ognuno ritorna
sicuro,
senza perdite,
se stesso
il solo
che ricorda
ciò che dimenticano
la tigre
la colomba
nel loro dolce risveglio.



VIVO EN MI PADRE/VIVO IN MIO PADRE

de/di Manuel Rico
(trad. Marcela Filippi)

La ventanilla del autobús nocturno es un espejo
deforme que me ofrece, desvaído,
el rostro de mi padre y me sumerge, de pronto,
en la duda, en  la niebla, en la zozobra.

Soy yo, seguro, mas mi padre, envejecido y solo,
a una idéntica edad,
me mira extraño y me recuerda
lo poco de vida que le queda. He
cumplido, en el último octubre,
los años que él tenía
cuando sin despedirme,
me dio la soledad como legado.

Me siento raro, en parte desvalido,
ante la irreverencia de este espejo imprevisto,
ante la mirada glauca
de mi raíz convertida en mi rostro
arañado de años, y recuerdo
los días precedentes en la carpintería
ùvisitada a diario en un lugar al margen:
cruzaba la ciudad en los amaneceres
y volvía, con humo
de lejanas hogueras y cansancio,
a la casa que pronto dejaríamos
los más jóvenes.

He vuelto muchas veces
al mismo autobús que en esta noche
me recibe en silencio, casi sin pasajeros:
lugar que compartimos ignorados por todos.
Sus ventanillas y mi rostro algo más que  maduro
dibujan su regreso: él y yo confundimos el tiempo,
acoplamos los rostros en el espejo oscuro
e imagino
las raras escaleras que he de bajar con él
cuando nadie nos mire.


Il finestrino dell'autobus notturno è uno specchio
deforme che mi offre, sbiadito,
il volto di mio padre e mi immerge, improvvisamente
nel dubbio, nella nebbia, nell'angoscia.

Sono io, certo, ma mio padre, invecchiato e solo,
alla stessa età,
mi guarda in modo strano e mi ricorda
quel po' di vita che gli rimane. Ho
compiuto, lo scorso ottobre,
gli anni ch'egli aveva
quando, senza salutarmi,
mi ha dato la solitudine come lascito.

Mi sento strano, in parte indifeso,
dinanzi all'irriverenza di questo specchio imprevisto,
dinanzi allo sguardo glauco
della mia radice trasformatasi nel mio volto
graffiato dagli anni, e ricordo
i precedenti giorni nella falegnameria
visitata quotidianamente in un luogo al margine:
attraversavo la città nelle albe
e tornavo, col fumo
di fuochi lontani e di stanchezza,
alla casa che presto avremmo lasciato
i più giovani.

Sono tornato molte volte
sullo stesso autobus che questa sera
mi riceve in silenzio, quasi senza passeggeri:
luogo che abbiamo condiviso ignorato da tutti.
I suoi finestrini e il mio volto  più che maturo
tratteggiano il suo ritorno: lui ed io confondiamo il tempo,
accoppiamo i volti nello specchio scuro
e immagino
le strane scale che dovrò scendere con lui
quando nessuno ci guarderà.

(De Cuaderno de historia. Editorial Pre-Textos, Valencia 2021)


LO DESCONOCIDO/L'IGNOTO

de/di Javier Sánchez Menéndez
(trad. Marcela Filippi)

¿Qué harás tú, oh Dios, cuando yo muera? Este verso de Rilke se propaga y ahsta pierdo el sentido de estos pies que se cansan de andar. Es lo desconocido. Un camino sin rubo y un miedo real como una mirada penetrante.

Nadie pide nacer y somos parte de una humanidad enigmática. Árboles, nubes, pájaros, sombras y misterio. ¿Hay algo más allá?


Cosa farai, Dio, se muoio? Questo verso di Rilke si propaga e perdo persino il senso di questi piedi che si stancano di camminare. È l'ignoto. Un cammino senza rotta e una reale paura come uno sguardo penetrante.

Nessuno chiede di nascere e noi siamo parte di un'umanità enigmatica. Alberi, nuvole, uccelli, ombre e mistero. 
C'è qualcos'altro oltre?


                                 (Del libro De cuna y sepultura, (sexto libro de Fábula). Ediciones El gallo de oro, 2018)

TENGO MIEDO DE LA SOMBRA/HO PAURA DELL'OMBRA

de/diAna María del Re
(trad. Marcela Filippi)

Tengo miedo de la sombra
que deja mi figura
entre las dunas

Tanto desierto sin oasis
ni espejismos
Tantas rasgaduras

Llegan antiguos ecos
de una voz
doliente
Pasos
resonando en la niebla

¡Abrázame!
Acalla este clamor
de otras memorias

Dame una antorcha
para mi noche
insomne

Ho paura dell'ombra
che lascia la mia figura
tra le dune

Tanto deserto senza oasi
né miraggi
Tante lacerazioni

Giungono antichi echi
di una voce
dolente
Passi
echeggiando nella nebbia

Abbracciami!
Fai tacere questo clamore
di altre memorie

Dammi una torcia
per la mia notte
insonne

                                                                             (De La noche todavía. bid&co editor. Venezuela 2007)

venerdì 15 luglio 2022

OTOÑO/AUTUNNO

de/di Isabel Miguel
(trad. Marcela Filippi)

I
Miro caer el agua
gota a gota.
Mansamente, la nieve
que el tejado cubría 
de temprana blancura
se ha fundido.
Ante mí, un magnolio
mueve sus tristes ramas desfloradas.

El invierno ya avanza y todo es frío.
Por dentro, también tiemblo.

II
Estos días de lluvia en el otoño,
rebosan un dulce letargo,
la suave languidez
que acaricia una lágrima.

No es dolor, 
no es el daño.

Es la tristura blanda
del agua que nos lleva.


I
Osservo cadere l'acqua 
goccia a goccia.

Soavemente, la neve
che copriva il tetto 
di prematuro biancore 
si è sciolta.
Dinanzi a me, una magnolia
muove i suoi tristi rami sfioriti.

L'inverno sta già avanzando e tutto è freddo.
Anche dentro, tremo.

II
Questi giorni di pioggia in autunno,
pullulano di un dolce letargo,
il leggero languore
che accarezza una lacrima.

Non è dolore
non è il danno.

È la lieve tristezza
dell'acqua che ci trasporta.

giovedì 14 luglio 2022

CINE MUDO/CINEMA MUTO

de/di Fina García Marruz
(trad. Marcela Filippi)

No es que le falte
     el sonido,
es que tiene
        el silencio.


Non è che le manchi
        il suono,
è che ha
        il silenzio.


(Del libro Sitio, antología poética. Ediciones Bagua, Colección La isla infinita 2015)

mercoledì 13 luglio 2022

DESCIENDE HASTA LA PIEDRA/DISCENDI FINO ALLA PIETRA

de/di Santos Domínguez Ramos
(trad. Marcela Filippi)

Desciende hasta la piedra.   

Destierra el cuerpo antiguo y enciende tu mirada  
bajo una nueva luz  que no viene de arriba,  
que emerge de los fondos litorales del sueño.   

De ese centro invisible que vive en la centella 
suben las resonancias que hacen legible el mundo  
en las correspondencias rimadas del espacio: 
estrellas con raíces, constelaciones de agua, 
la transparente altura del abismo...  

Mira en el fuego negro lo insondable del limo  
y oye en la piel del cielo lo intocable, lo abierto,  
el lenguaje escondido del viento que sostiene  
un fondo azul de estrellas.  

Oye el color del viento en las tardes de hielo, 
espejo y sombra de aire por la secreta escala  
hacia la nada quieta.   

Excava en las regiones secretas de la imagen, 
asciende a lo profundo y olvídate de ti.



Discende fino alla pietra.

Esilia il vecchio corpo e accendi il tuo sguardo
sotto una nuova luce che non viene dall'alto,
che emerge dai profondi litorali del sogno.

Da quel centro invisibile che vive nella scintilla
salgono le risonanze che rendono leggibile il mondo
nelle corrispondenze rimate dello spazio:
stelle con radici, costellazioni d'acqua,
la trasparente altezza dell'abisso...

Guarda nel fuoco nero l'insondabile del limo
e ascolta nella pelle del cielo l'intangibile, l'aperto,
il linguaggio nascosto del vento che sostiene
uno sfondo blu di stelle.

Ascolta il colore del vento nelle sere di gelo,
specchio e ombra d'aria lungo la scala segreta
verso il quieto nulla.

Scava nelle segrete regioni dell'immagine,
ascendi nel profondo e dimentica te stesso.


                                                             (Del libro El tercer reino. Pre-Textos Poesía. Valencia 2021)