giovedì 15 gennaio 2026

APORÍA II/APORIA II

de/di Alendro Céspedes
(trad. Marcela Filippi)
                                                      Todo lo riguroso es insignificante.
                                                                          RENÉ THOM
«Los problemas se resuelven
y las perplejidades se disuelven».
Pero si el desconcierto que nos ha producido la aporía
se vuelve irresoluble, ¿qué haremos con aquello
que nos deja en las manos?
El tiempo, que al principio solo es una ilusión,
se hace al final la roca contra la que chocamos.
Es él quien certifica las heridas.
Creamos a Zenón: «La vida es una sucesión concatenada
de estados en reposo», el terco sumatorio
de imágenes estáticas en un cinematógrafo
al que alguien requisó la manivela.
¿El resultado?, una suma finita de puntos detenidos
que flotan sobre un río congelado.
¿Y cómo no entenderlo?
Vivimos en los nudos de las perplejidades
porque existir no es más que una aporía.
La tarea consiste en desenmascarar esas contradicciones24
y aceptar, cada día, que en tu curvo trayecto
vas a encontrar mil metas antagónicas,
que despertar perplejo ante lo conocido
es admitir lo opuesto como parte esencial de lo que somos
y también, muchas veces, desechar lo que une.
Las preguntas no existen para buscar respuestas.
Cualquier interrogante tiene el mismo sentido
que nuestra propia vida, es un ente en sí mismo,
no necesita nada que lo justifique.
Tanto dolor nos deja un calvario añadido
al que nunca sabemos poner nombre.
Nada se puede hacer contra el desordenarse de las cosas.
Vivir no es revolver la paradoja
ni disolverse en ella, amigo Wittgenstein,
sino hallar certidumbre en la aporía.
El fin no es resolver su antagonismo,
es mejor aceptar sus consecuencias,
igual que en nuestra vida.
Todo lo que es riguroso acaba pereciendo
por su insignificancia.


                                   Tutto ciò che è rigoroso è insignificante.
                                                                         RENÉ THOM
«I problemi si risolvono
e le perplessità si dissolvono».
Ma se lo smarrimento che l'aporia ha prodotto in noi
diventa irrisolvibile, cosa faremo con ciò
che ci lascia tra le mani?

Il tempo, che all'inizio è solo un'illusione,
alla fine diventa la roccia contro la quale ci scontriamo.
È questo che certifica le ferite.
Creiamo Zenone: «La vita è una successione concatenata
di stati di quiete», la somma ostinata
di immagini statiche in un cinematografo
a cui qualcuno ha sottratto la manovella.
Il risultato? una somma finita di punti sospesi
che galleggiano su un fiume ghiacciato.
E come non capirlo? 
Viviamo nei nodi delle perplessità
perché l'esistere non è altro che un'aporia.
Il compito consiste nello smascherare queste contraddizioni
e accettare, ogni giorno, che sulla tua traiettoria curvilinea 
troverai mille mete opposte,
che svegliarsi perplessi da ciò che è noto
è ammettere l'opposto come parte essenziale di ciò che siamo
e anche, a volte, scartare ciò che unisce.

Le domande non esistono per cercare risposte.
Ogni dilemma ha lo stesso significato
che la nostra propria vita; è un'entità a sé stante,
non ha bisogno di nulla che lo  giustifichi.
Tanto dolore ci lascia un ulteriore calvario
a cui non sappiamo mai dare un nome.
Non si può fare nulla contro il disordine delle cose.

Vivere non è risolvere il paradosso
né dissolversi in esso, amico Wittgenstein,
ma trovare certezza nell'aporia.
Il fine non è risolvere la sua azione opposta,
è meglio accettare le sue conseguenze,
come nella nostra vita.

Tutto ciò che è rigoroso alla fine perisce
per la sua insignificanza.


(De El lenguaje de las cosas mudasVII Premio de poesía Centrifugados/Pueblo de San Gil. Liliputienses, 2024)



 

Nessun commento:

Posta un commento