sabato 15 giugno 2019

SORPRESA

de/di Fernando Paz Castillo
(trad.Marcela Filippi)
Hay un perfume
que sólo se siente en las noches claras.
¿Es acaso una flor que no hemos visto?

C'è un profumo
che si sente solo nelle notti limpide.
È forse un fiore che non abbiamo visto?

CARTAS DEL POETA QUE DUERME EN UNA SILLA/LETTERE DEL POETA CHE DORME SU UNA SEDIA

de/di Nicanor Parra
(trad. Marcela Filippi)
Lo único que nos está permitido, es aprender a hablar correctamente.
L'unica cosa che ci è permessa
è imparare a parlare correttamente.
(Nicanor Parra)
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Cada vez que por una u otra razón
he debido bajar
de mi pequeña torre de tablas
he regresado tiritando de frío
de soledad
de miedo
de dolor.
                                     8
Ogni volta che per un motivo o per un altro
ho dovuto scendere
dalla mia piccola torre di tavole
son ritornato tremando di freddo
di solitudine
                      di paura
                                      di dolore.
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Yo no me pongo triste facilmente
para serles sincero
hasta las calaveras me dan risa.
Los saluda con lágrimas de sangre
el poeta que duerme en una cruz.
                                          12
Non divento triste facilmente
per esservi sincero
persino i teschi mi fanno ridere.
Vi saluta con lacrime di sangue
il poeta che dorme su una croce.

lunedì 10 giugno 2019

DIME TÚ, PAMPANITO/DIMMI TU, PAMPANITO

de/di José Barroeta
(trad. Marcela Filippi Plaza)
Dónde estarán mi padre y mi madre
con sus rostros.
Dime tú, Pampanito
que estás en la tierra
y en el cielo
qué piedras
qué sueño del camino
recojo.
Dime y dame
la ternura caliente de los muertos.

Dove saranno mio padre e mia madre
con i loro volti?
Dimmi tu, Pampanito
che sei in terra
e in cielo
quali pietre
quale sogno del cammino
raccolgo?
Dimmi e dammi
la calda tenerezza dei morti.

sabato 8 giugno 2019

ROSA DE LA MEMORIA/ROSA DELLA MEMORIA

(trad. Marcela Filippi)
                                     Tú, rosa de silencio, tú, luz de la memoria                                                                                     
                                                                  (Luis Cernuda)
Mi memoria es a veces la memoria de un río,
la gramática cóncava de la fiebre en la herida
profunda del paisaje,
el intervalo oscuro de la sangre.

Como llaga erosiva y minuciosa,
¿nace o muere la luz en el recuerdo?
¿Sale o se pone el sol
en el ardor sin llama de la ruina?

Otros días mi memoria se remonta hacia arriba,
sucinta y transitoria, sin puntos cardinales
por el cauce de un río que yo no he visto nunca.

Tenaz, inapetente,
en sus orillas pasta un animal tranquilo.
Sus ojos no me ven.
Indiferentes, turbios,
son los ojos del tiempo.
                                    Tu, rosa di silenzio, tu, luce della memoria 
                                                                  (Luis Cernuda)
La mia memoria è a volte la memoria di un fiume,
la grammatica concava della febbre nella ferita
profonda del paesaggio,
l'oscuro intervallo del sangue.

Quale ferita erosiva e minuziosa,
nasce o muore la luce nel ricordo?
Sorge o tramonta
nel rogo senza fiamma della rovina?

Altri giorni la mia memoria risale,
concisa e transitoria, senza punti cardinali
dall’alveo di un fiume che non ho visto mai.

Tenace, inappetente,
sulle sue sponde pascola un animale tranquillo.

I suoi occhi non mi vedono.
Indifferenti, torbidi,
sono gli occhi del tempo.

giovedì 6 giugno 2019

HISTORIA/STORIA

de Alejandro Oliveros
(trad. Marcela Filippi)
Mi historia
son recuerdos
de las pieles
que me han
rozado;
de los ojos que,
con rabia o amor
me han mirado.
Algunos libros
mal recordados,
y cientos de versos
de grandes poetas,
entre ellos Machado.
La música
me abrió sus puertas
y hay en la casa
un piano,
que, de tarde en tarde,
han tocado
unas queridas manos.
Creí hablar
con Dios un día,
pero volví triste a la calle
al pensar que no me oía.
Ahora, en esta Milán,
vuelvo a hablarle,
pidiéndole, al rezar,
que no deje yo nunca,
como ahora,
de amar y cantar.
La mia storia
son ricordi
delle pelli
che mi han
sfiorato;
degli occhi che,
con rabbia o amore
mi han guardato.
Alcuni libri
non ben ricordati,
e centinaia di versi
di grandi poeti,
tra essi Machado.
La musica
mi ha aperto le sue porte
e c’è in casa
un pianoforte,
che, sera dopo sera,
delle care mani
han suonato.
Ho creduto di parlar
con Dio un giorno,
ma son ritornato triste per strada
pensando che lui non mi udisse.
Ora, in questa Milano,
gli parlo di nuovo,
chiedendogli, nel pregar,
di non smettere io mai,
come ora,
di amar né di cantar.

EN TIEMPOS DIFÍCILES/IN TEMPI DIFFICILI

de/di Heberto Padilla
(trad. Marcela Filippi

A aquel hombre le pidieron su tiempo
para que lo juntara al tiempo de la Historia.
Le pidieron las manos,
porque para una época difícil
nada hay mejor que un par de buenas manos.
Le pidieron los ojos
que alguna vez tuvieron lágrimas
para que contemplara el lado claro
(especialmente el lado claro de la vida)
porque para el horror basta un ojo de asombro.
Le pidieron sus labios
resecos y cuarteados para afirmar,
para erigir, con cada afirmación, un sueño
(el alto-sueño);
le pidieron las piernas,
duras y nudosas,
(sus viejas piernas andariegas)
porque en tiempos difíciles
¿algo mejor que un par de piernas
para la construcción o la trinchera?
Le pidieron el bosque que lo nutrió de niño,
con su árbol obediente.
Le pidieron el pecho, el corazón, los hombros.
Le dijeron
que eso era estrictamente necesario.
Le explicaron después
que toda esta donación resultaría inútil
sin entregar la lengua,
porque en tiempos difíciles
nada es tan útil para atajar el odio o la mentira.
Y finalmente le rogaron
que, por favor, echase a andar,
porque en tiempos difíciles
ésta es, sin duda, la prueba decisiva.


A quell'uomo gli fu chiesto il suo tempo
per metterlo insieme al tempo della storia.
Gli chiesero le mani,
perché per un’epoca difficile
non c’è niente di meglio di un paio di buone mani.
Gli chiesero gli occhi
che una volta avevano avuto lacrime
per contemplare il lato chiaro
(specialmente il lato chiaro della vita)
perché per l’orrore è sufficiente un occhio di stupore.
Gli chiesero le sue labbra
secche e lacerate per affermare,
per scegliere, con ogni affermazione, un sogno
(l'alto sogno);
gli chiesero le gambe,
dure e nodose,
(le sue vecchie gambe camminatrici)
perché in tempi difficili
qualcosa di meglio di un paio di gambe
per la costruzione o la trincea?
Gli chiesero il bosco che lo nutrì da bambino,
con il suo albero obbediente.
Gli chiesero il petto, il cuore, le spalle.
Gli dissero
che ciò era strettamente necessario.
Gli spiegarono più tardi
che tutta questa donazione sarebbe risultata inutile
senza consegnare la lingua,
perché in tempi difficili
nulla è così utile per fermare l'odio o le menzogne.
E alla fine lo implorarono
che per favore, iniziasse a camminare,
perché in tempi difficili
questa è, senza dubbio, la prova decisiva.

(Del libro Fuera del juego)

mercoledì 5 giugno 2019

LA NOCHE DEL COBARDE/LA NOTTE DEL CODARDO

(trad. Marcela Filippi)
                                “Y cae la noche, la noche –la hora de la jungla”                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       
                                                                 (Robert Lowell)                                            
Su lugar es la noche. Si les ladran los perros,
si el canto atormentado de un pájaro nocturno
llega hasta sus orejas de cobarde madera,
ellos siguen andando por su sombra de peces
ajenos a las fuentes y a los ríos caudales.

Donde la noche firma sus traiciones
como los envoltorios, como desechos turbios
confusamente vienen de donde sopla el viento
con la astucia del tigre y el miedo de los bueyes.
Viven en los insomnios del cartón, allí donde el naufragio
del vidrio y su memoria
abolida en la muerte civil de la palabras.

Pero entonces la noche lo habrá deshabitado
con la tristeza negra
que tienen los armarios de un muerto por sorpresa.
                               "E cade la notte, la notte - l'ora della giungla" 
                                                                 (Robert Lowell)
Il suo luogo è la notte Se gli abbaiano i cani,
se il canto tormentato di un uccello notturno
giunge fino alle sue orecchie di legno codardo,
essi continuano a camminare nella loro ombra di pesci
estranei alle fonti e ai fiumi copiosi.

Dove la notte firma i suoi tradimenti
come gli involucri, come torbidi rifiuti
confusamente vengono da dove soffia il vento
con l'astuzia della tigre e la paura dei buoi.
Vivono nelle insonnie del cartone, là dove il naufragio
di vetro e della sua memoria
abolita nella morte civile delle parole.

Ma allora la notte lo avrà disabitato
con la tristezza nera
che hanno gli armadi di un uomo morto di sorpresa.



(del libro “En un bosque extranjero")