Mi rifiuto di lasciar marcire queste vene
attraverso le quali i miei genitori e miei avi
navigano venendo da molto lontano;
Arturo Corcuera
Senza rendermi conto stavo pensando di nuovo a te,
come se dovessi rivederti tra pochi minuti
e tutti i frammenti del ricordo,
recuperati all'improvviso,
sconvolgessero la mia memoria.
Ho qualcosa d'importante da chiederti.
So che ci sono domande che non si dovrebbero mai
fare; lo hai detto molte volte,
e mi hai frequentemente rimproverato
quando lo dimenticavo con evidente
cattivo umore, ma ho sempre avuto
la sensazione che certi segreti
inconfessabili paralizzassero
e reprimessero i nostri sentimenti.
Il costante sospetto che una tragedia familiare
potesse accadere
in qualsiasi momento mi teneva sveglio
notte dopo notte, finché non ho rinunciato
a cercare l'origine dell'angoscia.
Ho lasciato che il silenzio si disperdesse
tra mezze parole che dicevano
tanto quanto ciò che non dicevano, anche se
risultava violento comprovare
che, nella maggior parte dei casi
provocavano un'immersione
suicida nel vuoto delle emozioni.
Tutto avrebbe potuto essere diverso,
ma quando un uomo non può più
ignorare gli innumerevoli
richiami del proprio sangue, deve
far fronte al suo destino. Non c'era
quel filtro infernale che aiutasse
la virtù di una donna ad arrendersi
bensì desiderio condiviso sotto
le lenzuola del cielo, una lezione di vita
che hai imparato per forza,
un atto d'amore e le sue ripetizioni
che diventa dipendenza,
ma è arrivato un ospite inopportuno
che ha provocato asfissianti notti
di insonnia e di inutili rimorsi.
Perché insisto ora nel cercare
di comprendere il comportamento altrui
se non ho mai patito
una simile situazione,
se, oltretutto, non c'è alternativa?
Posso essere sia giudice che giuria? Mi ponevo queste domande
alla mia scrivania, ormai quasi in penombra,
senza giungere a conclusioni definitive,
tranne,
forse, che la delusione iniziale
divenne un tratto
fondamentale del suo carattere,
e mentre scrivevo questa poesia
che aspirava a trovare risposte
il prato del giardino assorbiva la luce
che la nascente luna emanava.
Quella era l'unica realtà
che non ammetteva replica.
Fare vita – questa è l'intenzione
con cui ho scritto questo libro – è vivere,
non come se ci fosse un'altra vita, ma come se tutto
ciò che si è vissuto finora fosse insufficiente,
è fare delle lacrime del dolore
semi che fecondino il futuro,
perché, con il dolore come alleato,
l'allegria fiorisce con più forza.
Vivere è imparare a morire.
Passata l'afflizione, comincia l'equilibrio.