giovedì 1 febbraio 2018

MEMORIA INCENDIADA/MEMORIA INCENDIATA

de/di Homero Carvalho Oliva
(trad. Marcela Filippi)




Está mi niñez en este país
de pumas pétreos y serpientes aladas,
de jaguares azules y aves canonizadas,
de bejucos alucinógenos y hojas clarividentes.

Está mi infancia en un pueblo a orillas de un río
y en las calles en llamas de una ciudad de las alturas.

Está mi niñez en los textos mecanografiados de mi padre
y en las palabras/regazo de mi madre/gramática de la ternura.

¡Ah mi infancia!
Aún cabalga en un caballito de madera
junto a Emiliano Zapata en el cine México.

Ciudad irreal, infancia real.
Infancia real, ciudad irreal.

Mi juventud está en unos libros perdidos,
y en los adoquines desenterrados contra las dictaduras,
que valían más que todas las palabras inventadas
para nombrar a la revolución y sus caprichos.

Está mi juventud en la subversiva urgencia del amor
y en las cantos que prometían rojas madrugadas
con su rumor de promesas improvisadas.

En los oscuros zaguanes,
por donde escapa el viento del pasado,
y en los parques sin luna,
está mi juventud descifrando el deseo.

Detrás de los balcones de las casas coloniales,
entre máscaras, disfraces y botellas vacías
me aguardan palabras confinadas por la realidad;
y entre ellas está mi insomne juventud,
aguardando por mis enfermos huesos,
para develar los motivos del jaguar azul,
el ascenso pluvial del ave del ocaso
y reescribir las profecías hostiles al desengaño.

En el abismo de la ciudad
los verbos diseminan la noche,
los barcos parten sin aviso alguno
y el niño y el joven que fui
resucitan desnudos en la plaza de los héroes.




Questa mia infanzia in questo paese
di pumi pietrosi e serpenti alati
di giaguari blu e uccelli canonizzati,
di liane allucinogene e foglie chiaroveggenti.

Questa mia infanzia in un paesino sulle rive di un fiume
e sulle strade in fiamme di una città delle altitudini.

Questa mia infanzia sui testi dattilografati di mio padre
e nelle parole/grembo di mia madre/grammatica della tenerezza.

Ah la mia infanzia!
Ancora cavalca su un cavalluccio di legno
insieme a Emiliano Zapata nel cinema Messico.

Città irreale, infanzia reale.
Infanzia reale, città irreale.

La mia giovinezza è in alcuni libri perduti,
e nei sassi dissotterrati contro le dittature,
che valevano più di tutte le parole inventate
per nominare la rivoluzione e i suoi capricci.

Questa mia gioventù nella sovversiva urgenza dell'amore
e nei canti che promettevano rossi albori
     col loro rumore di promesse improvvisate
Negli oscuri vestiboli
dove scappa il vento del passato,
e nei parchi senza luna,
     questa mia giovinezza decifrando il desiderio.

Dietro ai balconi delle case coloniali,
tra maschere, costumi e bottiglie vuote
mi aspettano parole confinate dalla realtà,
e in essa c'è la mia insonne gioventù,
in attesa delle mie ossa malate,
per svelare le ragioni del giaguaro blu,
l'ascesa pluviale dell'uccello del tramonto
e riscrivere le profezie ostili alla disillusione.

Nell'abisso della città
i verbi diffondono la notte,
le navi partono senza alcun preavviso
e il bambino e il giovane che fui
risuscitano nudi sulla spiaggia degli eroi.

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